“Mi chiamo Lisa, sono nata durante gli anni delle giacche con le spalline imbottite ed i capelli cotonati, quando un’ondata di ottimismo disimpegnato dirompeva nel mondo mentre Reagan e Gorbačëv allentavano le tensioni politiche. Sono nata nei colorati, ruggenti ed a volte eccessivi e buffi anni ’80. Ho vissuto poi nei successivi anni ‘90, quelli di Totò Schillaci, del pulcino Tamagotchi, dei primi blog e di Google.
Ho iniziato a fotografare negli anni 2000 scovando in casa una vecchia Zenit russa poco usata da mio padre. Dai primi esperimenti in pellicola al digitale, passando per la lomography, i foro stenopeici nei barattoli di latta e i colori accesi delle diapositive.
Ora fotografo tutto in digitale con una grande attrazione per i colori che sento come delle vibrazioni fisiche. La mia è una fotografia di pancia, del “buona la prima” senza rifletterci troppo, è una fotografia di luoghi attorno a me, di persone, di storie, di momenti intimi.
Amo la letteratura che influenza molto il mio immaginario fotografico e amo i libri come oggetti fisici, amo i gatti, amo Venezia, ma la lista di ciò che amo è molto lunga e le mie foto contengono questa lista aperta di cose che amo”.